

• Lui ti guarda… e tu ti irrigidisci, perché non sai come ti vede davvero.
• Ti abbraccia… e tu senti tenerezza, ma non ti abbandoni.
• Eviti di spogliarti con la luce accesa.
• Rimandi. Trovi scuse. Ti dici “quando starò meglio”.
• Hai paura che faccia male. Oppure che non sentirai nulla.
• Ti senti in colpa: “dovrei essere grata, non pensare a queste cose”.
• Lui non osa toccarti… e tu ti senti ancora più distante.
• Oppure lui ci prova… e tu ti senti sotto pressione.

“E se non tornassimo più quelli di prima?”
Te lo dico chiaro: non serve tornare come prima.
• il corpo è cambiato e la tua percezione di te è cambiata con lui
• la sessualità è diventata fragile, faticosa, lontana… o bloccata
• ti manca sentirti desiderabile, viva, femminile, presente
• vuoi ricostruire l’intimità senza forzarti, senza prestazioni, senza vergogna
• vuoi un percorso che ti accompagni con rispetto e profondità, passo dopo passo

1) Tornare nel corpo
All’inizio non si tratta di “sesso”.
Si tratta di sicurezza.
In questa sessione ricostruiamo la base: la capacità di stare nel corpo senza paura, senza allerta, senza sentirlo solo come qualcosa che ha sofferto.
Ti guiderò a tornare a sentire in modo graduale, rispettoso, senza forzature.
👉 Risultato: inizi a passare da “mi difendo” a “posso esserci”.

Lo specchio, dopo la malattia, può diventare un nemico.
E non è vanità. È identità.
Qui lavoriamo sullo sguardo: quello che hai su di te, quello che temi dagli altri, quello che ti fa chiudere.
Inizierai a separare il tuo valore dal tuo aspetto… e a costruire uno sguardo più vero, più umano, più femminile.
👉 Risultato: meno vergogna, più presenza. E una nuova “alleanza” con te stessa.

Questa è la sessione della riattivazione.
Non del “fare”, del sentire.
Perché dopo una diagnosi il corpo può spegnere il desiderio per proteggerti.
Qui impari a riaprire le porte con delicatezza: ascolto, confini, consenso interno.
Il tocco torna a essere un linguaggio di sicurezza, non una prova da superare.
👉 Risultato: inizi a fidarti del contatto, senza pressione.

4) Farti vedere
Questa è una delle soglie più importanti.
Non parlo solo di spogliarsi.
Parlo di permettere a una parte di te di essere vista: cicatrici comprese, fragilità comprese, verità comprese.
Qui sciogliamo la paura del rifiuto e la fantasia catastrofica.
E costruisci una nuova esperienza interna: “posso mostrarmi e restare al sicuro”.
👉 Risultato: ti senti meno “sbagliata” e molto più libera.

Quando una coppia passa la malattia, spesso resta in piedi… ma perde morbidezza.
Il partner può avere paura di farti male, può trattenersi, può sentirsi impotente.
E tu potresti non sapere come parlare di tutto questo.
In questa sessione ti porto strumenti concreti e profondi per comunicare: paure, desideri, bisogni, confini.
Non per creare un discorso perfetto, ma per creare verità.
👉 Risultato: più connessione emotiva, più vicinanza, più “noi”.

La chiusura non è “ora va tutto bene”.
La chiusura è: “io so come tornare a me.”
Qui integriamo ciò che hai ricostruito: corpo, identità, desiderio, relazione.
Non per tornare indietro.
Per andare avanti con una nuova stabilità: più autentica, più potente, più tua.
👉 Risultato: non cerchi più di essere quella di prima. Diventi quella vera di adesso.
• il corpo è cambiato e la tua percezione di te è cambiata con lui
• la sessualità è diventata fragile, faticosa, lontana… o bloccata
• ti manca sentirti desiderabile, viva, femminile, presente
• vuoi ricostruire l’intimità senza forzarti, senza prestazioni, senza vergogna
• vuoi un percorso che ti accompagni con rispetto e profondità, passo dopo passo
Sì. E proprio per questo.
La mancanza di libido non dipende solo dagli ormoni.
Gli ormoni incidono, certo. Ma il desiderio è un’esperienza neuro-emotiva, non solo biologica.
Dopo una diagnosi:
• il sistema nervoso resta in allerta
• il corpo si protegge
• il piacere viene “spento” per sicurezza
Questo percorso non ti chiede di avere voglia.
Ti accompagna a ricostruire le condizioni interne perché il desiderio – quando sarà il momento – possa tornare.
È una paura molto comune.
Ed è una paura che il corpo prende sul serio.
Qui non forziamo nulla.
Non lavoriamo sul “fare sesso”, ma sul sentire sicurezza nel corpo.
Quando il corpo si sente ascoltato, il dolore spesso diminuisce.
E soprattutto, smetti di vivere l’intimità come una minaccia.
La vergogna non è un difetto.
È una protezione.
E non devi eliminarla prima di iniziare.
È il percorso stesso che lavora su questo.
Non c’è esposizione obbligata, non c’è confronto, non c’è forzatura.
C’è uno spazio sicuro in cui puoi procedere al tuo ritmo.
Spesso non è il partner. Non lo è quasi MAI.
È quello che non si riesce più a dire, a chiedere, a condividere.
Quando tu torni ad abitare il tuo corpo con più sicurezza,
la relazione cambia di riflesso.
Questo percorso parte da te, ma ha un impatto diretto sulla coppia.
Sì, CERTO!
Non è un percorso fisico, non richiede sforzi.
È un lavoro di ascolto, presenza e integrazione.
In caso di dubbio, è sempre consigliata una breve chiamata conoscitiva.
È possibile.
E non è un problema.
Le emozioni che emergono non sono nuove:
sono quelle che hai dovuto mettere da parte per andare avanti.
Qui vengono accolte, contenute e trasformate.
Non lasciate esplodere, e anzi imparerai anche a gestirle in maniera efficace e funzionale per te.

